Che dieta dare a un cane da caccia in stagione? La soluzione suggerita dai veterinari sportivi

In stagione venatoria il cane consuma come un atleta di endurance. L’ho imparato sul campo, prima da conduttore di setter inglesi nelle prove di lavoro tra Vicenza e il Friuli, poi parlando con veterinari sportivi che seguono squadre di cani da cerca. La buona notizia è che una dieta impostata con criterio cambia davvero la resa sul terreno e i tempi di recupero. Qui vi dico cosa funziona, cosa no e come organizzare le razioni in modo pratico, senza fronzoli.
Quanto energia serve davvero al cane in stagione
Quando il lavoro aumenta, il cane non ha solo “più fame”: cambia proprio il bilancio energetico e il modo in cui usa grassi e carboidrati. È il passo successivo al semplice Metabolismo basale. In pratica, un soggetto di 20 kg che fuori stagione vive tranquillo può raddoppiare il fabbisogno nelle giornate di caccia continua su beccacce o starne in collina.
Mi è capitato di recente con un giovane setter, figlio di una mia vecchia linea da prove: fuori stagione stava bene con 800-900 kcal/die; a ottobre, tra addestramento e due uscite lunghe, ha iniziato a reggere meglio solo quando siamo saliti a circa 1.400-1.600 kcal nei giorni di lavoro vero. Il segnale? Meno cali a metà mattina e recupero più rapido la sera.
Non serve diventare contabili: basta conoscere l’energia della crocchetta (di solito 380-450 kcal per 100 g, leggete l’etichetta) e calibrare. Un’accortezza pratica: aumentate del 10-15% a settimana seguendo peso, tono muscolare e qualità delle feci. Scatti troppo rapidi portano solo diarrea e fiato corto.
Le percentuali giuste: proteine, grassi e il ruolo dei carboidrati
I veterinari sportivi con cui mi confronto concordano su un punto: in stagione serve un mangime “performance” con proteine e grassi più alti della media. Numeri concreti che non mi hanno mai tradito:
- Proteine: 28-32%, da fonti animali digeribili (pollo, pesce, agnello). Obiettivo: riparare microlesioni muscolari e sostenere l’enzimazione.
- Grassi: 18-22% per cani a lavoro prolungato; si può salire al 24% per terreni freddi o giornate ventose. I grassi sono benzina lenta e stabile.
I carboidrati non vanno demonizzati: aiutano il ripristino del glicogeno post-esercizio. Ma devono essere “puliti” e moderati, ben cotti e digeribili (riso, patata, orzo perlato nelle formule di alcuni brand). Evitate crocchette cariche di legumi poco cotti o fibre grossolane: feci voluminose e cane svuotato a metà mattina.
Extra utili? Un’integrazione di omega-3 da olio di pesce (EPA+DHA 50-100 mg/kg peso vivo al giorno) migliora l’elasticità muscolare e riduce l’infiammazione. Utile anche la vitamina E nei periodi di carico, ma sempre su consiglio del veterinario.
Quando alimentare: il timing che evita cali e rischi
Qui si sbaglia spesso. Il pasto grosso la mattina è comodo per noi, pessimo per il cane: digestione lenta, flusso di sangue allo stomaco e rischio di torsione, soprattutto nei soggetti a torace profondo.
Lo schema che adotto da anni, validato dai medici di campo:
Prima dell’uscita: niente pasto completo. Se serve, uno snack leggero 3-4 ore prima: 2-3 biscotti funzionali o 20-30 g di crocchetta con un filo d’olio di pesce. Scopo: non svuotare il serbatoio, ma nemmeno appesantire.
Durante: acqua a piccoli sorsi nelle pause. Con caldo o sessioni oltre le 3 ore, una soluzione di elettroliti veterinari può aiutare. Evitate le bevande “umane” zuccherate.
Dopo: entro 60-90 minuti dal rientro, porzione principale. Qui i carboidrati servono: una crocchetta performance basta e avanza; chi usa dieta mista può aggiungere una piccola quota di riso ben cotto. Rapporto proteine/carbo intorno a 1:1 funziona nella pratica. In serata, se il cane ha ancora appetito e la giornata è stata molto intensa, una mini-integrazione (10-15% della razione) aiuta il recupero notturno.
Una razione tipo e un caso reale in collina berica
Prendiamo un setter inglese di 20 kg, in buona forma, due uscite a settimana tra roverelle e calcari della Berica. Scelgo una crocchetta 30/20 con 430 kcal/100 g.
Nei giorni normali: 260-300 g/die (circa 1.100-1.300 kcal). Nei giorni di caccia: 340-380 g totali, con ripartizione 10% pre (piccolo snack), 70-75% post uscita, 15-20% in serata se il cane è ancora reattivo e non gonfio. Tradotto: 35 g al mattino presto, 260-280 g al rientro, 50-60 g a fine giornata. Acqua sempre disponibile, ciotola pulita, niente avanzi dalla tavola.
Un lettore di Thiene, bracco italiano di 28 kg, mi ha scritto a novembre: cane svuotato alle 11, feci molli. Dava 500 g di un mantenimento 24/12 tutto al mattino. Siamo passati a un 30/20 di qualità, 380-420 g totali nei giorni di lavoro, spostando il grosso nel post-uscita. Dopo tre uscite, feci compatte, cane più lucido e meno cali. Lo stesso approccio l’ho applicato al mio “Bacco”, setter dal piede veloce: con un filo di omega-3 e la razione giusta post, ha smesso di “accendersi e spegnersi” a metà giornata.
Gli errori tipici che vedo ogni autunno
- Pasto abbondante prima di partire: rallenta, aumenta i rischi gastrointestinali.
- Salti drastici di razione: aumentate a gradini del 10-15% a settimana, osservando feci e peso.
- Integrare a caso: calcio, vitamine e oli “fatti in casa” senza criterio danno più problemi che benefici.
- Troppe fibre: fanno volume ma non energia; il cane finisce scarico quando serve potenza.
- Premi ipergrassi post-caccia: pancetta, formaggi, intingoli… ricetta per pancreatiti.
Controlli veloci che fanno la differenza
Io tengo una piccola scheda a penna nello zaino, accanto al taccuino dove annoto anche i pezzi rari che cerco ai mercatini (ogni tanto, tra una volpe e un beccaccino, spunta un bel 5 lire del 1859…). Ecco cosa segno per i cani:
Peso e linea: ogni 10-14 giorni, puntando a un body condition score 4-5/9. Costole palpabili, vita accennata, niente scoline sulla groppa.
Feci: compatte, lucide, facili da raccogliere. Quando diventano molli o puzzano troppo, ho esagerato con quantità o sbagliato formula.
Idratazione: pelo e muso puliti dopo il lavoro, pipì giallo paglierino, non scuro. Se il cane svuota la ciotola in un sorso, sto idratando male sul terreno.
Recupero: frequenza respiratoria che torna basale entro 20-30 minuti a riposo; se i tempi si allungano, aumento grassi o rivedo il carico.
Marchi, etichette e come scegliere senza farsi abbindolare
Guardate tre righe: proteine e grassi dichiarati, calorie per 100 g e le prime tre materie prime. Se le fonti animali stanno davanti, bene. Se i legumi compaiono troppo presto, passate oltre. Attenzione ai claim “grain free” usati come scudo: non sono una garanzia per la performance, contano digeribilità e profilo di acidi grassi.
Io provo sempre un sacco da 3-5 kg prima di prendere il 12-15: due settimane bastano per capire resa, feci e mantello. E quando ruoto tra due prodotti, lo faccio in 7-10 giorni, mescolando e salendo per gradi.
Due note “istituzionali” utili
Per le prove ufficiali e i regolamenti tecnici, il calendario ENCI è la bussola: vi aiuta anche a programmare il picco di forma. Ricordo inoltre che il benessere del cane non è solo buon senso: il quadro di tutela è chiaro sin dai primi riferimenti della Legge 281/1991. Tradotto per noi: alimentazione adeguata, idratazione e controlli veterinari non sono optional.
In chiusura, la regola che ripeto sempre ai ragazzi che mi affiancano sul terreno: la dieta del cane da caccia è una leva tattica, come il vento o il ritmo di cerca. Con pochi aggiustamenti — più grassi di qualità, timing giusto dei pasti, acqua e osservazione — il cane vi regalerà mezz’ora buona in più di lavoro lucido. E quando rientrerete, stanchi ma soddisfatti, ci sarà pure tempo per passare dal mercatino del paese: con un po’ di fortuna, oltre a un bel ricordo di caccia, vi porterete a casa anche una moneta del Risorgimento che racconta la stessa storia di tradizione e rispetto.

