Guinzagli e attrezzature specifiche per la caccia col cane segugio: evita acquisti inutili

Nel bosco il segugio fa la differenza, ma la vera selezione inizia a casa, davanti allo scaffale dell’attrezzatura. In questi anni di gare cinofile e uscite tra colline e roveti del Vicentino ho visto carrelli pieni di oggetti inutili e zaini leggeri ma intelligenti. Qui metto ordine, da pratico di lungo corso: cosa serve davvero, cosa no, e come evitare gli errori che costano soldi e tempo.
Guinzagli: materiale, lunghezza e moschettoni che non tradiscono
Il guinzaglio è il primo anello tra noi e il cane. Per il segugio, che parte deciso e lavora basso, serve controllo senza impedimenti. Io alterno nylon tubolare e cuoio ingrassato: il primo è leggero e si lava in un attimo; il secondo scorre bene in mano e non taglia i palmi quando il cane “tira caldo”.
La lunghezza ideale per l’avvio e il rientro è 1,5-2 metri. Più corto limita, più lungo intralcia tra i rovi. Il moschettone deve essere con girella libera e chiusura a molla protetta: ho visto segugi sganciarsi con moschettoni economici che, battendo sui sassi, si sono aperti. Una volta mi è capitato di recente, su un greto: cane in sicurezza per fortuna, ma rientro anticipato per evitare guai. Da allora porto sempre un moschettone di scorta in tasca.
Evito gli antiestetici “ammortizzatori” in gomma: falsano la mano e illudono di controllare la spinta. Meglio imparare a “sentire” la trazione del cane con un buon grip. Se usi il cuoio, fai la prova dell’acqua: bagnalo, tiralo e verifica che non si allunghi troppo. Il nylon, invece, va scelto con cuciture rinforzate e bordi morbidi.
Un dettaglio furbo è l’anello scorrevole vicino all’impugnatura: ci appendo i guanti o chiudo il guinzaglio a tracolla quando rientro col cane libero. Evita il doppio moschettone “da addestramento” se non sai gestirlo: complica senza aggiungere controllo.
Collari, campani e localizzazione: quanto ti serve davvero
Tra collare semplice, campanello e sistemi di localizzazione, la spesa può correre. La regola è: prima sicurezza, poi suono, infine tecnologia. Un collare in biothane con fibbia robusta e occhielli rinforzati è il mio standard: si lava al volo e resta visibile anche nel folto. Per il campanello, scelta personale: in zone fitte e con uno o due cani lo uso leggero, con battaglio smussato per non “urlare”. Dove la fauna è nervosa o c’è sovrapposizione con altri cacciatori, passo a un sistema acustico più sobrio o rinuncio.
Sui dispositivi di localizzazione, il mercato luccica. La domanda vera è: che territorio frequenti e quanti cani porti? In collina e media montagna, con due segugi, un collare con ricevitore affidabile è spesso sufficiente. Non serve la centrale da alpinismo: meglio pochi comandi chiari, autonomia reale e antenne serie. Se scegli un sistema GPS, verifica: peso sotto i 250-300 grammi, cinturino saldo ma rapido da togliere, e soprattutto mappa leggibile sotto pioggia.
Un lettore mi ha chiesto se il beeper “da ferma” possa andare sul segugio. L’ho provato tempo fa: funziona poco e male perché il lavoro del segugio è dinamico e a traccia, non di immobilità. Rischi di avere un suono continuo che stanca tutti. Meglio un campano educato e un GPS semplice, se proprio senti l’esigenza.
Ricordo che il rispetto della selvaggina e dei tempi di caccia è regolato dalla Legge 157/1992. Tradotto: anche la scelta dell’hardware è parte dell’etica venatoria. Evita soluzioni invasive o rumorose dove non servono, e tieni sempre identificazione e recapiti sul collare: è il primo “dispositivo di sicurezza”.
Imbraghi, lunghine e trasporto: dove vale la pena spendere
L’imbrago frontale ha senso? Per il segugio, solo in due casi: trasporto in sicurezza su terreni scoscesi e lavoro con lunghina su tracce fresche nei periodi in cui si fa addestramento controllato. Altrimenti, un buon collare largo da segugio evita sfregamenti e lascia libera la respirazione.
La lunghina da 5-10 metri, in biothane piatto o corda cerata da 8 mm, è il mio attrezzo “scuola”. La faccio scorrere tra i guanti in pelle leggera e costruisco la disciplina di rientro senza urlare. Importante: girella anche sulla lunghina, altrimenti si attorciglia e perdi sensibilità.
Per il trasporto in auto, il box areato o la gabbia ben fissata sono investimenti da non rimandare. Ho visto cani spaventarsi per un tamponamento lieve e uscire come proiettili: con la gabbia restano protetti. Una museruola leggera di riserva non pesa nulla e aiuta se devi medicare sul campo.
Curiosità da collezionista: ai mercatini dove scambio monete del Risorgimento ho trovato spesso campanelli d’epoca e fibbie “a rullo”. Bellissimi, ma li tengo per la bacheca. In bosco, sicurezza e funzionalità prima del fascino antico.
Manutenzione, budget e scelte intelligenti
La differenza tra attrezzatura “che dura” e fondi di cassetto sta nella manutenzione. Il cuoio lo pulisco con acqua tiepida e poco sapone, poi una passata leggera di grasso. Il nylon si risciacqua e asciuga all’ombra. I moschettoni si controllano mensilmente: molla viva, girella fluida, nessuna bava metallica.
Sul budget, la mia regola è 60-30-10: 60% su collari/guinzagli di qualità (uso quotidiano), 30% su localizzazione affidabile, 10% su extra come pettorine e borse. Meglio un GPS onesto e un guinzaglio eccellente che il contrario. Se cacci in squadra, standardizzate i sistemi: stesse batterie, stessi attacchi, stessa chiave per le fibbie. In una battuta densa di rovi, mi ha salvato minuti preziosi poter scambiare al volo un collare identico con un compagno.
Errori tipici da evitare
- Scegliere guinzagli troppo pesanti “perché durano”: affaticano il cane e la tua mano.
- Confidare solo nel campano o solo nel GPS: combina sempre visibilità, suono sobrio e controllo.
- Montare più dispositivi sul collo: sfregamenti, peso inutile e batterie che si urtano.
- Dimenticare l’identificazione: medaglietta leggibile e numero di telefono sono obbligatori di buon senso.
Checklist rapida prima di uscire
- Collare in biothane con medaglietta e contatti aggiornati.
- Guinzaglio 1,5-2 m con moschettone a girella + uno di scorta.
- Lunghina pulita e guanti leggeri per eventuale lavoro a traccia.
- Campano regolato o dispositivo GPS carico con mappa chiara.
- Kit auto: gabbia fissata, museruola pieghevole, forbicine e disinfettante.
- Controllo finale molle/chiusure e batteria di riserva.
In conclusione, attrezzare un segugio non è comprare tutto: è scegliere il poco che serve e saperlo usare. Chi esce con me lo sa: preferisco due strumenti affidabili a dieci gingilli. Così il cane lavora sereno, il bosco resta protagonista e il portafogli ringrazia.

