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Soccorso veterinario sul campo per i cani da caccia: cosa avere sempre nello zaino

Giulio Mantovanidi Giulio Mantovani· 25/08/2026 16:18
Soccorso veterinario sul campo per i cani da caccia: cosa avere sempre nello zaino

Sul terreno le cose succedono in fretta: un rovo traditore, un filo spinato scavalcato male, la lingua di un caldo anomalo che sfianca. In anni di prove con i miei setter inglesi ho imparato che il primo soccorso non è un vezzo, ma una responsabilità. Preparazione significa ridurre dolore, guadagnare tempo e fare la differenza tra uno stop momentaneo e un guaio serio.

Vengo da Vicenza e passo le stagioni tra boschi, stoppie e mercatini dove, tra una 5 lire del Risorgimento e un collare usato, girano consigli pratici. Lì, più che nei manuali, ho raccolto le soluzioni che davvero funzionano quando il cane si fa male a cento metri dal fuoristrada.

Il kit essenziale nello zaino

Il peso è poco, il valore enorme. Questo è l’occorrente che porto sempre, sistemato in sacchetti separati e numerati per trovarlo al buio:

  • Guanti in nitrile e museruola pieghevole: sicurezza prima di tutto.
  • Garze sterili, bende elastiche e nastro coesivo (vet wrap) per bendaggi rapidi.
  • Soluzione fisiologica in flaconcini monodose per lavaggio ferite e occhi.
  • Clorexidina allo 0,05% in spray: disinfezione delicata ma efficace.
  • Forbici a punta smussa e pinzetta/levazecche dedicate.
  • Spray emostatico all’alluminio per piccole emorragie superficiali.
  • Ghiaccio istantaneo e coperta isotermica: termoregolazione d’emergenza.
  • Termometro digitale, siringa senza ago (per irrigare o somministrare acqua).
  • Calzino tecnico o “scarpina” improvvisata per proteggere i cuscinetti bendati.
  • Soluzione glucosata o bustina di destrosio per cali improvvisi.
  • Collare elisabettiano pieghevole e salvapelo autoadesivo.
  • Guinzaglio lungo e pettorina di recupero per evacuazione assistita.
  • Numeri utili plastificati: veterinario di zona, pronto soccorso, referenti di battuta.

Piccolo trucco: sostituisco stagionalmente i liquidi e controllo le date. L’ordine del kit, come il bordo di una moneta antica, fa la differenza quando tremano le mani.

Come stabilizzare le emergenze più comuni

Tagli da rovi o filo spinato. Metto la museruola se il cane è dolorante. Sciacquo il sangue con fisiologica per “vedere” la lesione. Disinfetto con clorexidina, poi comprimo con garze per 3-5 minuti senza sbirciare ogni dieci secondi. Fisso con bendaggio leggero e nastro coesivo: deve stare fermo, non strozzare. Se la ferita è profonda o a lembo, stop alla giornata e visita.

Emorragie ai cuscinetti. Pressione diretta per 10 minuti pieni. Se il coagulo tiene, applico una “scarpina”: garza, uno strato di cotone, cerotto telato e nastro coesivo, lasciando le unghie libere. Camminata minima fino all’auto e riposo. Se continua a sanguinare o il taglio è a V, serve il veterinario.

Spine d’istrice. Mai spezzarle. Museruola, cane fermo. Tolgo solo le spine superficiali, afferrandole alla base con pinzetta e tirando con decisione nella stessa direzione d’ingresso. Se sono molte, vicino a occhi, narici o bocca, o se la spina si muove “a molla”, non insisto: clinica subito. Le microbarbule si spezzano facilmente e migrano.

Colpo di calore. Segnali: ansimo a bocca spalancata, gengive rosso scuro, barcollamento. Misuro la temperatura: sopra 40,5 °C è emergenza. Porto il cane all’ombra, bagno ascelle e inguine con acqua fresca (non gelata), ventilazione continua, piccole leccate d’acqua. No ghiaccio sul corpo, no immersioni. In marcia verso la clinica.

Punture di insetti e reazioni. Ghiaccio istantaneo avvolto in panno per 5-10 minuti. Se c’è gonfiore al muso o difficoltà respiratoria, contatto immediatamente il veterinario: farmaci solo su indicazione professionale. Annotare l’ora e l’evoluzione aiuta la gestione.

Morsi di vipera. Mantengo il cane calmo e fermo, museruola se serve, parte colpita a riposo. Niente lacci, incisioni o succhiare il veleno. Chiamo il veterinario e mi muovo senza correre. Segno l’ora del morso; controllo colore delle gengive e respiro.

Forasacchi in orecchio o tra i polpastrelli. Se è visibile e affiorante, con pinzetta lo estraggo seguendo l’asse d’ingresso. Se il cane scuote la testa, zoppica o la zona è molto dolente, mi fermo: serve rimozione in ambulatorio per evitare rotture e migrazioni.

Traumi e sospette fratture. Museruola, cane in decubito laterale, movimenti minimi. Evito di riallineare. Coperta isotermica se è freddo. Evacuazione con pettorina o telo. Radiografia al più presto.

Mi è capitato di recente in Lessinia: Argo, setter inglese, ha “spazzolato” un passaggio di rovi e si è aperto sull’avambraccio. Fisiologica, clorexidina, compressione paziente, bendaggio a manicotto e scarpina. Fine dei giochi per lui e rientro. La sera, tre punti ben messi e nessuna complicanza. La tentazione di “finirla lo stesso” è forte: è lì che si fanno i danni.

Quando fermarsi e chiamare il veterinario

Io mi fermo senza discussioni se: la temperatura supera 40,5 °C o scende sotto 37,5; l’emorragia non si arresta in 10 minuti di pressione; vedo tessuti profondi, tendini o giunture; c’è dolore marcato a un arto o sospetto frattura; compaiono vomito ripetuto, conati a vuoto con addome gonfio, convulsioni, collasso, difficoltà respiratoria, traumi toracici, ferite penetranti vicino a occhi o genitali.

Avere i numeri in rubrica e le cliniche segnate su mappa accorcia i tempi. Segno le coordinate dal telefono o dal radiocollare GPS e anticipo per telefono: descrivo segni vitali, dinamica e trattamenti già fatti. In molte prove riconosciute da ENCI questi protocolli vengono ripassati a inizio stagione: facciamone abitudine anche a caccia.

Errori tipici da evitare

  • Stringere troppo i bendaggi: il nastro coesivo va teso appena, mai a “strozzo”.
  • Usare disinfettanti aggressivi (iodio forte, alcol) su ferite fresche: irritano e ritardano la guarigione.
  • Spezzare le spine d’istrice: peggiora tutto.
  • Applicare lacci emostatici improvvisati: rischiano necrosi; meglio compressione diretta.
  • Raffreddare col ghiaccio l’intero cane in colpo di calore: va usata acqua fresca su aree vascolarizzate e ventilazione.
  • Somministrare farmaci “umani” a caso: dosi e molecole sbagliate fanno danni.
  • Far ripartire il cane “perché sembra ok”: l’adrenalina maschera, le complicanze arrivano dopo.

Preparazione prima di uscire

Alleno la routine come controllo di una bella moneta al mercatino: sguardo, luce, bordo. Prima di ogni uscita controllo cuscinetti, unghie e orecchie; pettorina e guinzaglio in ordine; batteria del radiocollare e del telefono cariche; coordinate della clinica più vicina pronte.

Abituo il cane alla museruola a casa, con premio, così in campo non è una lotta. Lo tocco regolarmente su zampe e bocca: la manipolazione non deve essere un trauma aggiuntivo.

Acqua sempre, a piccoli sorsi e spesso. Niente pasti completi nelle 3-4 ore prima dell’uscita, soprattutto per soggetti profondi di torace. Pause in ombra programmate, soprattutto a inizio stagione quando l’entusiasmo supera il fiato.

Tengo nel telefono una scheda del cane: età, peso, microchip, eventuali allergie, terapie in corso. Una copia nel portafoglio, accanto alle monete che scambio tra appassionati: carta e digitale, perché il campo insegna che quello che puoi perdere, prima o poi lo perdi.

Un lettore mi ha chiesto come gestisco il “panico buono”. La risposta è semplice: preparo lo zaino come se mi servisse oggi, ripasso gesti e ordine dei materiali, e accetto che a volte l’unica mossa giusta è caricare il cane e correre in clinica. Sul terreno, essere pratici vale più di mille teorie: mani pulite, pochi strumenti giusti, decisioni rapide. Il resto lo farà l’esperienza, e qualche cicatrice raccontata davanti a un banco di numismatica la domenica mattina.

Giulio Mantovani
Giulio Mantovani

Giulio, originario di Vicenza, ha condotto per anni gare cinofile con setter inglesi, collezionando aneddoti sulle tradizioni venatorie. Parallelamente, raccoglie monete del Risorgimento scambiate nei mercatini tra appassionati di memorabilia venatoria e numismatica.