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Preparare il giovane cane da caccia: esercizi quotidiani e trucchi degli allevatori

Giulio Mantovanidi Giulio Mantovani· 28/08/2026 07:51
Preparare il giovane cane da caccia: esercizi quotidiani e trucchi degli allevatori

Quando mi trovo di fronte a un giovane cane da caccia, la prima cosa che mi chiedo è semplice: ha già capito cosa farà da grande? Non è una domanda retorica. In trent'anni di gare cinofile con i miei setter inglesi, ho imparato che le prime settimane di vita strutturata di un cucciolo determinano almeno il 70% del suo futuro comportamento venatoria. Non si tratta di genetica pura, come molti credono, ma di educazione quotidiana costante e mirata.

L'importanza della routine negli esercizi preliminari

Iniziamo dal principio: un cane da caccia impara con la ripetizione. Non con una lezione domenicale, ma con sessioni brevi e quotidiane. Mi è capitato di recente di incontrare al banco di prova un allevatore che si lamentava perché il suo setter non "calava" bene la traccia. Gli ho chiesto quanto tempo dedicava agli esercizi preparatori. La risposta? Due ore il sabato. Ecco il primo errore: concentrare tutto in una giornata genera confusione nel cane, non apprendimento.

Quello che funziona è completamente diverso. Nel mio lavoro quotidiano con i giovani esemplari, uso sessioni di 15-20 minuti al mattino presto, quando il cane è fresco e la mente ricettiva. L'ora del giorno importa: i nostri setter lavorano meglio quando il sole non è troppo alto e le temperature sono moderate. Tre-quattro sessioni settimanali strutturate superano di gran lunga il fine settimana intenso.

Gli esercizi di base devono essere chiari e ripetitivi: il richiamo in campo aperto, il controllo a distanza con il fischietto, l'impostazione in ferma davanti a supporti artificiali. Ognuno di questi elementi non è slegato dagli altri. Un cane che non risponde al richiamo raramente sarà un buon cercatore in caccia.

I trucchi degli allevatori esperti che funzionano davvero

Ho collezionato nel tempo una serie di accorgimenti pratici che fanno davvero la differenza. Uno dei più sottovalutati riguarda il gioco preparatorio. Non parlo del gioco libero, che è importante, ma del gioco strutturato come pre-esercizio.

Prima di iniziare un vero e proprio lavoro di addestramento, dedico cinque minuti a un gioco che stimoli la predazione naturale del cane. Per i miei setter uso una corda annodata o un piccolo traino di piume. Questo attiva due cose essenziali: la motivazione e la capacità di concentrazione. Un cane che ha appena giocato è più disponibile ad ascoltare e a imparare, a differenza di uno sedentario o eccessivamente eccitato.

Un secondo trucco riguarda la gestione della ricompensa. Non parlo di bocconcini - molti allevatori lasciano al cane una dipendenza da trattamenti che lo distrae dal lavoro vero. Parlo di rinforzo motivazionale. Per i miei setter, la miglior ricompensa è spesso quella di poter continuare a lavorare. Un "Bravissimo!" entusiasta e una breve pausa per leccarti le mani hanno lo stesso valore di un biscottino, ma costruiscono un rapporto diverso.

Conosco anche una pratica che pochi insegnano: l'esercizio del "contatto visivo intenzionale". Alleno il giovane cane a cercarmi con lo sguardo durante il lavoro, non solo a seguire il mio fischietto. Questo crea una comunicazione non verbale che in campo selvatico è oro colato. Quando il cane alza la testa per verificare dove sei, hai vinto metà della battaglia.

Errori comuni che rovinano mesi di lavoro

Purtroppo, vedo spesso allevatori e proprietari che annullano in poche sedute quello che avevano costruito in mesi. Il primo errore: la punizione dopo il fatto. Se il cane non ha riportato correttamente una caccia tre ore fa, punirlo adesso genera solo confusione. Ha dimenticato l'evento e associa la punizione al momento presente, non all'errore passato.

Secondo errore: cambiare continuamente gli esercizi senza consolidare quelli precedenti. Un giovane cane da caccia ha bisogno di stabilità e progressione lenta. Se oggi fai il richiamo in spazi aperti e domani in bosco fitto con distrazioni sonore, il cane non sa quale versione "è corretta". La progressione deve essere geometrica: aggiungere una difficoltà solo quando l'esercizio precedente è consolidato al 90%.

Terzo errore: sottovalutare l'Etologia dei canidi|comportamento naturale. Un cane da caccia non vuole obbedire per amore: vuole cacciare. Se strutturi l'addestramento in modo da fargli capire che ubbidire è parte della caccia, non un sacrificio, tutto cambia. Quando il mio setter comprende che il fischietto del richiamo significa "adesso riprenderai a cercare in una zona diversa", obbedisce con entusiasmo.

La progressione verso la caccia vera

Gli ultimi mesi di preparazione sono cruciali. Non si passa direttamente dal terreno di addestramento alla caccia reale. Esiste una fase intermedia: le situazioni semi-reali. Uso terreni con selvaggina stanziale - quaglie, fagiani in gabbia poi liberati - dove il cane affronta stimoli veri ma controllati.

Qui applico la regola che mi ha insegnato un vecchio cinofilo di Thiene: "Portalo dove sai che troverà, almeno la prima volta". Un giovane cane che trova una traccia vera dopo settimane di artificiale avrà un'attivazione istintiva che nessun esercizio può simulare. E avrà successo, il che è psicologicamente decisivo.

Durante questi lavori intermedi, sono particolarmente attento a mantenere il controllo. È il momento dove il cane inizia a "pensare in autonomia" e molti incontrano il primo insuccesso reale. Come genitore di una promessa venatoria, devi essere presente, visibile e coerente.

Nei miei trent'anni di gare cinofile, ho visto setter di ogni provenienza trasformarsi in eccellenti cani da caccia. La differenza non stava nella razza o nella genetica particolarmente fortunata. Stava nella costanza degli allevatori, nella chiarezza degli esercizi e nella pazienza di non avere fretta.

Un giovane cane da caccia è come una moneta rara del Risorgimento ancora grezza: ha già in sé il valore, ma ha bisogno del restauro giusto per splendere. E quel restauro è fatto di ripetizione quotidiana, non di illuminazioni domenicali.

Giulio Mantovani
Giulio Mantovani

Giulio, originario di Vicenza, ha condotto per anni gare cinofile con setter inglesi, collezionando aneddoti sulle tradizioni venatorie. Parallelamente, raccoglie monete del Risorgimento scambiate nei mercatini tra appassionati di memorabilia venatoria e numismatica.