Pulizia sicura delle monete con soggetti cinofili: strumenti e soluzioni raccomandate

Collezionare monete del Risorgimento è una passione che richiede dedizione e, soprattutto, consapevolezza. Nel corso dei miei anni tra i mercatini numismatici e le gare cinofile, ho visto troppi pezzi rovinati da pulizie improvvide. La manutenzione delle monete con soggetti cinofili non è solo un'esigenza estetica: è una questione di conservazione del valore storico e commerciale.
Mi è capitato recentemente di ricevere una richiesta da un collezionatore di Treviso che possedeva una rara medaglia di fine Ottocento raffigurante un setter. L'aveva pulita con una spazzola da denti e aceto, convinto di fare bene. Il risultato? Graffi microscopici che avevano dimezzato il valore stimato. Da quel momento, ho deciso di condividere quello che ho imparato sulla strada, tra le tracce lasciate dai miei setter inglesi nelle campagne venete e le conversazioni nei circoli numismatici.
Perché la pulizia delle monete cintofile è delicata
Le monete con soggetti canini—setter, pointer, segugi raffigurati su medaglie commemorative o coniazioni locali—spesso presentano particolari e bassorilievi che richiedono un approccio specifico. L'erosione naturale e il contatto con il suolo durante le ricerche storiche hanno già fatto il loro lavoro: aggiungere danni dovuti a metodi scorretti significa cancellare testimonianze.
Il problema principale è chimico. L'acqua del rubinetto contiene cloro, i detergenti tradizionali erodono i solfuri naturali che proteggono il metallo, e l'aria stessa accelera l'ossidazione una volta la moneta è stata strofinata. Ho visto corruttori esperti scegliere addirittura di non pulire affatto, piuttosto che rischiare.
La patina numismatica, quella pellicola che si forma sui metalli nel tempo, è in realtà una barriera protettiva. Rimuoverla significa esporre il metallo sottostante a una velocità di deterioramento superiore. Non si tratta di purismo conservativo: è fisica applicata.
Strumenti e soluzioni pratiche che funzionano
Durante gli anni di scambio nei circoli venatovi-numismatici, ho testato personalmente diversi metodi. Quelli che presento qui sono stati validati da esperti e da anni di pratica diretta.
Soluzione salina leggera: Acqua distillata e cloruro di sodio (sale da cucina raffinato) in proporzione 1% creare una soluzione neutra. Immergere la moneta per 12-24 ore, poi risciacquare lentamente con acqua distillata. Asciugare tamponando, mai strofinando. Questa tecnica funziona soprattutto per le incrostazioni superficiali di terreno o sali minerali.
Alcol etilico denaturato: Per le monete d'argento con sporco organico secco, l'alcol a 95° applicato con un pennello naturale morbidissimo è efficace. Non lascia residui chimici come l'acqua. Ho usato questo metodo su diversi denari del Risorgimento a tema venatorio e il risultato è stato eccellente.
Acetone puro (solo per ottone e bronzo): Non usarlo mai su argento o rame. Ma per le medaglie in ottone con patina scura, un'immersione breve seguita da asciugatura in camera a temperature stabili ripristina il colore originale senza aggressione. Un collezionatore di Bassano del Grappa me l'ha insegnato anni fa, e da allora non ho mai sbagliato.
Gli strumenti fisici meritano attenzione quanto i chimici. Ho sempre a disposizione pennelli con setole naturali (non sintetiche), cotone idrofilo sterile, e carta per microscopio. La regola: non toccare mai direttamente la superficie con le dita nude, poiché il sebo della pelle accelera l'ossidazione.
Errori da evitare assolutamente
Durante le gare e nei circoli numismatici, sento storie di danni evitabili. Racconto gli sbagli più frequenti che ho documentato personalmente.
Acqua calda: Crea dilatazione-contrazione del metallo e compromette le leghe. Ho visto monete d'argento screpolate dopo un semplice risciacquo in acqua tiepida.
Spazzole metalliche o dentali: Il grave danno al collezionista di Treviso di cui parlavo. Ogni micro-graffio riduce il grado numismatico e il valore commerciale.
Immersioni prolungate in ammollo: Oltre 24 ore, anche in soluzioni neutre, aumenta il rischio di corrosione galvanica se la moneta contiene leghe miste.
Esposizione al sole dopo la pulizia: La moneta umida al sole diretto ossida incredibilmente veloce. Asciugare sempre in ambiente controllato e buio.
Un ultimo consiglio operativo: documentare sempre il processo. Fotografie prima, durante e dopo non sono solo un ricordo personale—servono per autenticare il lavoro di restauro se la moneta viene successivamente venduta o scambiata.
Conservazione successiva e stoccaggio
La pulizia è solo il primo passo. Ho imparato dai collezionisti più esperti che la conservazione successiva è critica.
Utilizzo scatole in PVC neutro con foderazione in feltro naturale, mai vinile plastico. La umidità relativa deve stare tra il 45% e il 55%; valori superiori favoriscono corrosione, valori inferiori creano fragilità nei manufatti antichi. Un piccolo igrometro costato pochi euro ha risolto metà dei miei problemi di conservazione.
Tengo le monete in camera buia, lontano da fonti di calore e da qualsiasi contaminante. Durante le mie spedizioni a fiere numismatiche e venatorie, uso contenitori ermetici con gel di silice che rinnovo mensilmente.
La pratica corretta della pulizia e della conservazione non è solo tecnica: è rispetto per la storia che ogni moneta rappresenta. Che raffiguri un setter inglese del XIX secolo o un medaglione commemorativo di una gara cinofila storica, ogni pezzo merita il massimo della cura. Nel corso degli anni, ho scoperto che questo rigore trasforma i collezionisti occasionali in custodi consapevoli di memoria.

