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La muta di pelo nei segugi da caccia: gestione e prevenzione dei problemi più frequenti

Martina Ferrettidi Martina Ferretti· 18/08/2026 06:41
La muta di pelo nei segugi da caccia: gestione e prevenzione dei problemi più frequenti

Ogni stagione porta con sé piccole rivoluzioni nelle mute dei cani da caccia. Per i segugi, atleti instancabili del bosco, il ricambio del pelo è un termometro del loro benessere e della qualità del lavoro. Tra addestramenti all’alba, trasferte in furgone e rientri con rovi sulla giacca, la gestione corretta del mantello può prevenire problemi cutanei, migliorare le prestazioni e fare la differenza tra una stagione serena e una costellata di visite veterinarie. In queste righe intreccio esperienza sul campo e fonti tecniche: la voce dei cinofili, le linee guida europee sul benessere animale e la prassi veterinaria. E, come spesso mi accade nelle campagne venete con il mio lagotto, qualche incontro con vecchi cacciatori che custodiscono storie—e monete—capaci di illuminare le nostre abitudini di cura.

Fisiologia del ricambio: come, quando e perché

Il pelo del segugio non è una semplice “coperta”. È un sistema dinamico che regola temperatura, protezione meccanica e comunicazione sociale. Il ciclo del pelo alterna fasi di crescita (anagen), transizione (catagen) e riposo (telogen). In condizioni fisiologiche, molti peli sono in fasi diverse, così da evitare cambiamenti drastici; ma due driver principali sincronizzano parzialmente il turnover: il Fotoperiodo e le variazioni ormonali. Giorni che si allungano o si accorciano agiscono sull’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide, modulando una muta più pronunciata in primavera e in autunno.

Conta molto anche il tipo di mantello. I segugi a pelo raso perdono peli in modo diffuso e continuo, con picchi stagionali; quelli a pelo forte/ruvido (pelo duro) richiedono stripping per liberare i peli morti che non cadono da soli. Il Segugio Italiano, nelle sue varietà, incarna bene questa differenza: il raso si giova di guanti in gomma e spazzole morbide, il ruvido di coltelli da stripping usati con tecnica leggera. Ormoni sessuali e stato riproduttivo incidono: femmine intere dopo il calore e cani sterilizzati possono presentare mute prolungate o disomogenee. Infine, alimentazione e carichi di lavoro in bosco condizionano la qualità del fusto pilifero e la velocità di ricambio.

I problemi più frequenti durante la muta

Il ricambio non è una malattia, ma può esporre a criticità se la gestione è carente o se c’è una condizione sottostante. Secondo i dati raccolti nei reparti di dermatologia veterinaria e nelle cliniche universitarie europee, i disturbi più comuni osservati nei cani sportivi includono infiammazioni cutanee, seborrea e prurito secondario a parassiti ambientali. Ecco i quadri da tenere d’occhio:

  • Forfora e seborrea: pellicine evidenti su dorso e fianchi, spesso legate a bagni troppo frequenti o detergenti aggressivi.
  • Nodi e feltri (pelo ruvido): zone compattate su collo, ascelle e garretti, che intrappolano umidità e spore, facilitando infezioni.
  • Dermatite da contatto o da umidità: dopo giornate di pioggia o al rientro in box non ben areato.
  • Hot spots: lesioni acute e dolorose, rapide a comparire se il pelo morto e l’umidità restano intrappolati.
  • Ectoparassiti: pulci e zecche proliferano quando il sottopelo si accumula, specie nelle mute primaverili.
  • Alopecie a chiazze: da valutare per escludere infezioni fungine o squilibri ormonali (tiroidei, surrenalici).

Un segnale di allarme è la muta “infinita”: se il cane perde ciocche per mesi, con mantello opaco e odore rancido, conviene un check-up per indagare tiroide, dieta e presenza di prurito subclinico.

Routine pratica per cani in lavoro: strumenti e frequenze

Le raccomandazioni dei reparti di medicina dello sport veterinaria convergono su un punto: la costanza batte l’intensità. Meglio 10 minuti al giorno che una toelettatura aggressiva una volta al mese. Una routine tipo, adattabile al singolo soggetto, comprende:

  • Spazzolatura quotidiana leggera: guanto in gomma o spazzola a setole per i manti rasi; pettine a denti medi e cardatore morbido per i ruvidi, evitando di graffiare la cute.
  • Stripping periodico (pelo ruvido): ogni 3–6 settimane, rimuove i peli “morti” che non cadono spontaneamente, favorendo un ricambio sano e un mantello più impermeabile.
  • Bagno: ogni 4–6 settimane, o “mirati” post-battuta in caso di fango/rovi. Shampoo delicati, diluiti; risciacquo accurato e asciugatura completa, specialmente in pieghe e ascelle.
  • Controllo post-uscita: ispezione per zecche, microlesioni, semi e spighette; passata con panno in microfibra per togliere polvere e residui vegetali.
  • Gestione dell’ambiente: coperte e tappetini lavati e asciugati bene; box ventilati; furgone con superfici lisce e rimovibili per evitare accumulo di pelo e umidità.

In fase di muta intensa, integrare con sessioni di 5 minuti dopo l’allenamento: a cute calda, il pelo morto si sfila più facilmente. Gli attrezzi vanno scelti e usati con misura: un cardatore rigido o uno stripping fatto “di punta” può escoriare e predisporre a infezioni.

Alimentazione intelligente, integrazione mirata e acqua

Il mantello si costruisce in ciotola. Proteine ad alto valore biologico e acidi grassi essenziali sostengono crescita e lucentezza. Le linee guida europee sull’alimentazione degli animali da compagnia e le valutazioni dell’EFSA sottolineano l’importanza di bilanciamenti corretti e di limitare integrazioni fai-da-te. Punti chiave:

  • Proteine: 26–30% su base secca per cani in lavoro è una forchetta comune nelle diete commerciali “performance”; qualità prima della quantità.
  • Grassi: 15–20% per fornire energia “pulita”. Omega-3 EPA/DHA da pesce favoriscono una cute meno reattiva; dosaggi concordati con il veterinario per evitare squilibri con gli omega-6.
  • Micronutrienti: zinco, rame, biotina e vitamina E sono cofattori essenziali per cheratinizzazione e difese antiossidanti. Un buon secco completo spesso basta; integrazioni solo se c’è un deficit accertato.
  • Acqua e recupero: dopo allenamento o giornata di caccia, idratazione frazionata e tiepida nei mesi freddi. Brodi leggeri senza sale possono stimolare l’assunzione.

Attenzione agli integratori “miracolosi”: dosi eccessive di alghe (iodio) o di oli di pesce possono interferire con la tiroide o con la coagulazione. In alcuni Paesi UE, gli antiparassitari sistemici rientrano nel perimetro del Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari: per questo, l’uso e la combinazione con altri prodotti vanno sempre discussi con il medico veterinario.

Clima, carichi di lavoro e il quadro normativo

Il mantello di un segugio si “allena” come i suoi muscoli. Calendario di uscite, tempi di recupero e gestione del microclima incidono sulla muta e sui problemi annessi. Le giornate umide e fredde richiedono asciugatura scrupolosa e calore moderato; il caldo anticipato primaverile impone sedute brevi e pause all’ombra. I dati del settore indicano che i cani che viaggiano in van con aerazione forzata e superfici asciugabili presentano meno hot spots e dermatiti da umidità.

Sul piano delle regole, l’ordinamento italiano (Legge 189/2004) tutela il benessere animale e sanziona condotte lesive; diverse regioni emanano indicazioni su trasporto e custodia dei cani da caccia, inclusa la ventilazione dei trasportini e la disponibilità di acqua. Le linee guida europee sul trasporto di animali da compagnia richiamano il dovere di evitare stress termici. Per prodotti antiparassitari e medicinali, fa fede la prescrizione veterinaria e la tracciabilità prevista dalle norme UE; scegliere molecole e cadenze idonee riduce infestazioni, un fattore che amplifica prurito e perdita di pelo durante la muta.

Casi particolari: età, ormoni e differenze di mantello

Non tutti i segugi mutano allo stesso modo. Ecco le sfumature principali:

  • Anziani: possono avere ricambi più lenti e mantelli ispidi; controllare tiroide e adeguare l’apporto proteico con fonti facilmente digeribili.
  • Femmine intere: dopo il calore, la muta può essere più marcata; aumentare la frequenza di spazzolatura e valutare integrazioni di omega-3 a breve termine.
  • Sterilizzati: talvolta compaiono “frange” persistenti o pelo lanoso; gestione attenta e programmazione dello stripping se a pelo ruvido.
  • Pelo raso vs pelo ruvido: i rasi traggono vantaggio dalla rimozione quotidiana di polvere e sebo per prevenire follicoliti; i ruvidi necessitano stripping regolare per conservare impermeabilità e texture funzionale alla macchia.

Un accorgimento spesso sottovalutato: l’attrito. Pettorine, collari e giacche in materiale sintetico possono accentuare la rottura del pelo in zone localizzate; preferire imbottiture traspiranti e fit adeguato.

Una nota di cultura: monete, cani e campagne

Tra una prova di lavoro e un mercatino paesano, ho imparato che il mantello racconta una stagione quanto una moneta racconta un tempo. Nei cassetti dei vecchi cacciatori del Polesine ho visto gettoni di cooperative agricole e monete provinciali con effigi di cani o di scene campestri. In molte comunità rurali del Nordest, la muta primaverile coincideva con le fiere di paese: si acquistavano saponi morbidi di marsiglia, pettini in corno e unguenti fatti in casa. Ascoltando quelle storie—e tenendo tra le dita una lira ossidata con un cane rampante inciso a uso ornamentale—si capisce che la cura del mantello non è un vezzo moderno, ma un pezzo di cultura materiale. Oggi abbiamo strumenti migliori e prove scientifiche più solide; l’intuizione antica rimane: un cane curato lavora meglio e più a lungo.

Checklist operativa per la stagione di muta

  • Ogni giorno: guanto in gomma (pelo raso) o pettine/cardatore morbido (pelo ruvido) per 5–10 minuti.
  • Ogni uscita: ispezione per zecche e spighette; panno in microfibra su dorso e fianchi; asciugatura scrupolosa.
  • Ogni settimana: pulizia profonda di box e trasportini; lavaggio coperte e tappetini; controllo hot spots su collo e cosce.
  • Ogni 3–6 settimane: stripping per i ruvidi; bagno delicato per tutti, se necessario.
  • Ogni 2–3 mesi: check veterinario se muta irregolare, prurito, odore rancido o aree glabre.
  • Sempre: dieta bilanciata con proteine di qualità e omega-3 calibrati; copertura antiparassitaria continua secondo piano veterinario.

Quando è il momento di andare dal veterinario

Alcuni segnali vanno presi sul serio. Se compaiono zone senza pelo ben delimitate, croste diffuse, pustole, cattivo odore persistente o prurito che interrompe il riposo, serve indagine clinica. Lo specialista può proporre raschiati cutanei, citologie, lampada di Wood, esami ormonali (tiroide) e, se indicato, colture fungine. Spesso la soluzione è multifattoriale: igiene mirata, dieta aggiustata, controllo efficace dei parassiti e—se necessario—una terapia medica a tempo determinato. Secondo le buone pratiche cliniche pubblicate su riviste peer-reviewed, intervenire presto riduce tempi e costi, oltre al rischio di cronicizzazione.

Gestire bene la muta significa accompagnare il cane nel suo naturale adattamento stagionale, senza forzature ma con metodo. È una cura quotidiana che parte dal bosco e arriva al box, passa dalla ciotola e si ferma, infine, sotto la luce tiepida di una lampada che asciuga il mantello dopo l’ultima uscita. Lo dico da reporter e da compagna di un cane da lavoro: quando il pelo luccica e la cute respira, il passo in collina è più sicuro, l’olfatto più costante e la stagione—anche quella della muta—diventa un alleato, non un ostacolo.

Martina Ferretti
Martina Ferretti

Martina, padovana, racconta nelle sue storie l’affetto per il lagotto romagnolo compagno inseparabile nelle escursioni. La sua raccolta di monete si arricchisce di pezzi regionali incontrati tra vecchi cacciatori, investigandone il legame con la cultura locale.