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Segugio a pelo duro o pelo raso: come scegliere in base al territorio di caccia

Roberta Fieschidi Roberta Fieschi· 15/08/2026 10:12
Segugio a pelo duro o pelo raso: come scegliere in base al territorio di caccia

Se ti stai chiedendo quale segugio portare in campagna quest’anno, sappi che la risposta non è nel pedigree ma nel terreno sotto i tuoi scarponi. L’ho imparato seguendo mia madre, addestratrice severa e visionaria, e portando i miei cani in raduni nazionali dove si discute più di suolo, vento e rovi che di coppe. In questa guida ti accompagno a una scelta netta, pratica e sostenibile per il cane e per la stagione: pelo duro o pelo raso, in funzione del territorio in cui cacci davvero, non di quello che immagini.

Il problema, come lo vivi sul campo

Arrivi all’alba, senti l’umidità risalire dal fosso e hai già due dubbi: il cane reggerà spine e rovi? E quando il sole picchia, avrà ancora fiato e naso per la lepre? In collina il vento spezza la passata, in pianura i residui di stoppie graffiano il ventre, nel carsico l’acqua ristagna tra le rocce gelando le zampe. Il pelo è il primo filtro tra ambiente e fisiologia del cane: definisce protezione, termoregolazione, scorrimento tra la vegetazione, e perfino come il naso legge la scia odorosa.

In più, ogni ATC ha microclimi propri e vincoli gestionali che conosci: giornate con pioggia improvvisa, calanchi con rovi freschi dopo il taglio, macchia mediterranea che infila spine come aghi. Le tue scelte devono anche dialogare con regole e piani faunistici: controlla sempre i calendari e i pareri di ISPRA, nel perimetro della Legge 157/1992.

I criteri decisivi: pelo duro o raso, uno per uno

Protezione meccanica

Pelo duro: crea una barriera fisica contro rovi, ginestra, cisto e sassi vivi. La tessitura ruvida e il sottopelo difendono pettorale, gomiti e ventre. Se ti muovi in macchia, gariga, canneti o robinieti giovani, il pelo duro riduce tagli e irritazioni.

Pelo raso: espone di più a abrasioni e microtagli, ma scivola via da stoppie e graminacee secche, riducendo i grovigli di semi e ariste. Buono dove la vegetazione è bassa e rada.

Termoregolazione e clima

Pelo duro: isola meglio dal freddo e dall’acqua, ma trattiene calore nelle ore calde e può bagnarsi a lungo, rallentando l’asciugatura. È ideale con temperature basse, pioggia intermittente, vento.

Pelo raso: dissipa calore più in fretta. Nelle giornate calde e asciutte riduce il rischio di surriscaldamento. In inverno richiede maggior attenzione a soste e ripari.

Olfatto e microclima dello strato d’aria

Pelo duro: il mantello un po’ distanziato crea un microstrato più stabile intorno al corpo; in bosco umido o nella bruma mattutina favorisce la lettura della scia a media distanza, specie su lepre in pastura.

Pelo raso: in aria asciutta e laddove la scia è spezzata dal vento, la maggior libertà di movimento e la dissipazione rapida del calore possono aiutare a mantenere ritmo e lucidità nelle ricerche lunghe.

Manutenzione e salute

Pelo duro: richiede stripping periodico e controllo attento di spine, forasacchi e parassiti che possono impigliarsi nel mantello. Riduce le dermatiti da sfregamento.

Pelo raso: manutenzione semplice, ma più esposto a scottature su rene e dorso nelle giornate molto soleggiate e a graffi multipli su ventre e ascelle. Tratta subito microferite e usa barriere cutanee leggere.

Stile di cerca e resistenza

Pelo duro: spesso associato a cani con passo regolare e “testa nel vento” protetta; nel fitto mantiene traiettorie più pulite e resiste alla fatica strutturale.

Pelo raso: agilità e cambio di ritmo più rapidi su terreni aperti; ottimo quando serve allungare e tagliare campi alternati, stoppie e lembi di medica.

Territori tipo e scelta consigliata

Macchia mediterranea, rovi, canneti

Qui il tuo cane combatte con spine, rami elastici e acqua bassa. Consiglio netto: pelo duro, pettorina antirovo leggera, campanello corto per evitare impigliamenti. Su cinghiale giovane o volpe tra le lische, il pelo duro è un’assicurazione.

Colline coltivate, vigneti, stoppie secche

Vegetazione bassa, vento teso, sole pieno nelle ore centrali. Il pelo raso rende meglio: dissipazione termica, scorrimento rapido sulle stoppie, meno grovigli. Per la lepre in uscita dai fossi, il cane leggero e raso copre terreno senza surriscaldarsi.

Bosco umido di pianura, argini e fossi

Umidità costante, tappeto di foglie, rigagnoli. Match equilibrato: se cacci al mattino presto con brina, preferisci pelo duro. Se ti muovi a tarda mattina e il bosco “apre” l’odore, anche il raso funziona, ma cura il riscaldamento iniziale e asciuga bene a fine lavoro.

Carsico, sasso vivo, calanchi

Pietra tagliente, canalette d’acqua, tramontana. Pelo duro con buona suola plantare e protezioni pettorali. Il raso qui paga pegno su graffi e freddo di rimbalzo dal suolo.

Neve bassa e gelate

Servono isolamento e asciugatura non troppo lenta. Pelo duro con sottopelo fitto, oli nutrizionali in dieta, pause brevi ma frequenti. Il raso può lavorare solo con sessioni corte, mantella in sosta e controllo cuscinetti.

Errori comuni che ti costano giornate

  • Scegliere il cane per moda o per “linea di sangue” senza leggere il terreno reale delle tue uscite medie.
  • Sottovalutare il sole di ottobre: con pelo duro su colline aperte, il cane si surriscalda e cala il naso proprio nelle ore migliori.
  • Dimenticare la manutenzione: il pelo duro funziona se è in ordine; senza stripping diventa spugna d’acqua e di semi.
  • Non adattare la muta di cani al selvatico: su lepre in stoppia lunga, due rasoi agili rendono più di un’unica macchina corazzata.
  • Trascurare i dispositivi di sicurezza: collare GPS e beeper settati bene salvano cani e tempo, indipendentemente dal tipo di pelo.

Se fossi al posto tuo, ecco cosa sceglierei

Farei un inventario onesto delle mie uscite: 60% colline coltivate con stoppie e vigneti, 30% tratti di macchia lungo i fossi, 10% bosco umido. Con questa media, punterei su un segugio a pelo raso come cane principale per coprire terreno e reggere il caldo, affiancato da un compagno a pelo duro per i giorni di rovi e vento. Se la tua ripartizione vira verso macchia e canneti oltre il 50%, inverti la coppia: pelo duro come titolare, raso come jolly per giornate asciutte e campi aperti.

Per la lepre su pianura asciutta, raso tutta la vita. Per tracciare in bosco umido o su terreni sassosi, duro senza esitazioni. Se cacci spesso volpe o cinghiale in macchia, il pelo duro è più prudente per integrità cutanea e resistenza alle spine.

Questa è la stessa logica che porto nei miei incontri tematici, tra una dimostrazione di condotta al guinzaglio e una pausa in cui espongo qualche denaro medievale ritrovato in tenuta: la scelta giusta è quella che minimizza gli imprevisti del tuo territorio, non quella che massimizza i complimenti al bar.

Dotazioni e gestione: fai rendere la scelta

  • Pelo duro: stripping leggero ogni 6–8 settimane in stagione, pettorina antirovo minimale, balsamo barriera su gomiti e ventre, ispezione quotidiana per spine e forasacchi.
  • Pelo raso: controllo microtagli a fine battuta, spray lenitivo post-lavoro, mantella leggera in sosta fredda, attenzione al sole su dorso e reni.
  • Per entrambi: collare GPS, beeper a volume calibrato, integrazione con acidi grassi omega-3, acqua e sali in pause brevi ma frequenti, cura dei cuscinetti con cere protettive.
  • Preparazione fisica: 3 uscite leggere settimanali pre-stagione con progressione, terreno simile a quello di caccia; esercizi di richiamo e condotta per ridurre “chilometri sprecati”.

Checklist operativa finale

  • Mappa il tuo territorio: percentuali reali tra macchia, campi aperti, bosco umido, roccia.
  • Scegli il tipo di pelo in base alla maggioranza del terreno, non all’eccezione.
  • Clima medio della tua stagione: più caldo e secco = raso; più freddo, umido, spinoso = duro.
  • Selvatico principale: lepre in aperto favorisce raso; traccia nel fitto e rovi favorisce duro.
  • Componi la muta: un profilo primario e un jolly di pelo opposto per flessibilità.
  • Prepara dotazioni: pettorine, barriere cutanee, GPS, beeper, kit ferite, cere per cuscinetti.
  • Pianifica manutenzione: stripping o toelettatura e calendario controlli post-uscita.
  • Rivedi i calendari venatori e i pareri ISPRA nel quadro della Legge 157/1992.
  • Monitora rendimento: se il cane cala al caldo o si ferisce spesso, ricalibra scelta e attrezzatura.
  • Prendi una posizione e tienila: meglio una decisione coerente che un compromesso eterno.
Roberta Fieschi
Roberta Fieschi

Roberta ha ereditato la passione per i cani da caccia dalla madre, famosa addestratrice locale. Ha partecipato a raduni nazionali di bracchi italiani e organizza incontri tematici dove espone anche le sue monete medievali ritrovate nella tenuta di famiglia.