Prosegugiopiacenza.itCani da caccia, collezionismo e passione italiana

La differenza tra segugio maremmano e segugio italiano: consigli utili per i cacciatori

Martina Ferrettidi Martina Ferretti· 12/08/2026 07:14
La differenza tra segugio maremmano e segugio italiano: consigli utili per i cacciatori

La scelta del cane da caccia rappresenta una decisione fondamentale per ogni cacciatore, una scelta che influenza non solo i risultati in campo, ma anche la qualità dell'esperienza venatoria complessiva. Tra le razze italiane più apprezzate dai cacciatori tradizionali spiccano il segugio maremmano e il segugio italiano, due razze affascinate dalla lunghissima storia legata alla pratica venatoria del nostro paese. Sebbene a prima vista possano sembrare simili, questi due segugi presentano differenze sostanziali nel temperamento, nelle capacità lavorative e nelle esigenze di gestione che meritano una analisi approfondita.

Le origini e le caratteristiche fisiche dei due segugi

Il segugio maremmano affonda le sue radici nella provincia di Grosseto, in Toscana, dove da secoli viene utilizzato per la caccia ai cinghiali e ai cervi nelle terre argillose e collinari della Maremma. Questo cane rappresenta l'eredità di una tradizione venatoria molto antica, con un corpo robusto e muscoloso, altezza che generalmente varia dai 50 ai 58 centimetri al garrese e un peso compreso tra i 18 e i 25 chili.

Il segugio italiano, invece, rappresenta una razza più diffusa nel centro-nord Italia, con origini che si distribuiscono su un territorio più ampio rispetto al maremmano. Presenta dimensioni leggermente superiori, con altezza che può raggiungere i 60 centimetri e peso fino a 28 chili. La struttura ossea del segugio italiano appare più elegante e snella, mentre il maremmano conserva un aspetto più compatto e potente.

Entrambi i segugi mantengono il caratteristico manto tricolore nelle varianti più comuni, sebbene esistano eccezioni. La differenza più evidente risiede nella conformazione del cranio e nell'espressione generale: il maremmano presenta tratti più marcati e una struttura più angolosa, mentre l'italiano mantiene proporzioni più equilibrate e un'espressione più dolce.

Temperamento e attitudine venatoria: le differenze nel comportamento

Secondo gli standard delle associazioni cinofile europee, il segugio maremmano si distingue per un temperamento più indipendente e fortemente orientato alla ricerca solitaria. Questo cane mostra una determinazione quasi testarda nel seguire una traccia, caratteristica che lo rende particolarmente efficace nella caccia ai grandi ungulati. La sua propensione naturale è quella di lavorare con grande autonomia, sviluppando una strategia venatoria propria e, non di rado, allontanandosi notevolmente dal cacciatore.

Il segugio italiano, al contrario, presenta un temperamento più socievole e maggiormente orientato al lavoro in meute coordinato. Questo cane mantiene un contatto più costante con il cacciatore e con gli altri componenti del gruppo di lavoro. La sua attitudine è quella di condividere le scoperte e di mantenere una certa coesione durante la battuta venatoria, rendendolo particolarmente idoneo per cacce organizzate con più cani e più cacciatori.

Nella pratica venatoria questa differenza si traduce in modalità di lavoro completamente diverse. Il maremmano eccelle nella ricerca su terreni difficili e nella perseveranza nel seguire tracce anche molto fredde, mentre l'italiano brilla nell'organizzazione del lavoro collettivo e nella rapidità nel localizzare la selvaggina grazie alla coordinazione del gruppo.

Capacità olfattive e abilità nel campo

Entrambe le razze vantano straordinarie capacità olfattive, caratteristica fondamentale per un segugio da caccia. Tuttavia, la ricerca nel settore cinofilo ha evidenziato sfumature interessanti riguardanti le modalità operative. Il segugio maremmano possiede un fiuto particolarmente raffinato per le tracce terrestri molto antiche, riesce a discriminare con precisione gli odori complessi del terreno umido tipico della Maremma.

Il segugio italiano ha sviluppato invece una capacità eccezionale nel seguire tracce fresche e nel mantenere la velocità di ricerca, risultando particolarmente efficace in ambienti più aperti e in battute venatorie dove il tempo è un fattore critico. I dati del settore venatorio italiano indicano che il segugio italiano medio localizza la selvaggina mediamente tre-quattro volte più rapidamente del maremmano in terreni aperti.

La resistenza fisica è un elemento distintivo in favore del maremmano, che può operare per ore in condizioni meteorologiche avverse mantenendo concentrazione e determinazione. Questo aspetto lo rende ideale per le battute lunghe e impegnative sulle difficili colline toscane.

Normativa, standard di razza e considerazioni pratiche

Secondo la Federazione Cinofila Internazionale e le relative normative europee riguardanti gli standard di razza, sia il segugio maremmano che quello italiano mantengono status di razze pienamente riconosciute con caratteristiche ben definite. Entrambi devono sottostare agli standard ufficiali che ne definiscono le qualità fisiche e comportamentali ideali.

Per il cacciatore che si accinge a scegliere, è fondamentale considerare il tipo di caccia praticato. Chi intende dedicarsi alla caccia da fermo ai conigli e ai lepri probabilmente troverà nel segugio italiano un compagno più versatile e responsivo. Chi invece è appassionato della sfida più grezza della ricerca ai grandi ungulati, in particolare ai cinghiali nelle zone collinari, troverà nel maremmano la scelta più naturale.

Le esigenze di spazio e movimento sono significativamente diverse. Il maremmano, essendo stato selezionato per territori vastissimi e selvaggi, necessita di aree più ampie per esprimere pienamente le sue capacità. L'italiano si adatta meglio a situazioni meno estreme, mantenendo comunque il bisogno fondamentale di movimento e di sfogo delle istanze venatorie.

L'importanza dell'addestramento e della socializzazione

Indipendentemente dalla razza scelta, l'addestramento rappresenta un elemento cruciale per ottenere risultati soddisfacenti in campo. Il maremmano richiede una educazione più consapevole della sua indipendenza naturale, con un addestratore che comprenda come canalizzare la sua determinazione innata verso obiettivi specifici.

L'italiano, grazie al suo temperamento più collaborativo, risponde generalmente meglio ai metodi di addestramento tradizionali basati sul rinforzo positivo e sulla coesione del gruppo. Tuttavia, non bisogna sottovalutare la necessità di socializzazione precoce in entrambi i casi.

La stagione venatoria richiede un periodo di preparazione adeguato, durante il quale il cane viene mantenuto allenato e motivato. I cacciatori esperti suggeriscono di iniziare con esercitazioni su piccola selvaggina prima di passare alle sfide più importanti.

Considerazioni finali per la scelta consapevole

La decisione tra un segugio maremmano e un segugio italiano non ammette risposte universali: dipende dalla filosofia venatoria del singolo cacciatore, dalle caratteristiche del territorio disponibile e dalle specifiche esigenze pratiche. Il maremmano rimane la scelta ideale per chi cerca un cane indipendente, tenace e dotato di straordinaria resistenza, particolarmente nel suo contesto geografico e climatico naturale.

L'italiano rappresenta una soluzione più equilibrata per la maggior parte dei cacciatori italiani, offrendo versatilità, socievolezza e efficienza in molteplici contesti venatori. Entrambi i segugi incarnano una ricchezza di patrimonio genetico e storico che merita rispetto e consapevolezza nella scelta.

Come amante dei segugi da caccia e studiosa delle tradizioni locali, ho incontrato nei corsi del Trentino e del Veneto tanti cacciatori che conservano con cura le monete storiche ricevute dai loro padri, monete regionali che raffigurano proprio questi segugi o scene di caccia tradizionale. Questi piccoli tesori numismatici rappresentano il legame indissolubile tra la cultura locale, la pratica venatoria e l'affetto per questi straordinari compagni di escursione.

Martina Ferretti
Martina Ferretti

Martina, padovana, racconta nelle sue storie l’affetto per il lagotto romagnolo compagno inseparabile nelle escursioni. La sua raccolta di monete si arricchisce di pezzi regionali incontrati tra vecchi cacciatori, investigandone il legame con la cultura locale.