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Qual è la razza di cane più adottata dai cacciatori italiani? La risposta dagli allevatori

Giulio Mantovanidi Giulio Mantovani· 17/08/2026 11:00
Qual è la razza di cane più adottata dai cacciatori italiani? La risposta dagli allevatori

Da Vicenza all’Appennino, passando per la Maremma e il Tavoliere, ho bussato alle porte di allevatori e ho messo gli scarponi per guardare i cani lavorare davvero. Vengo da anni di prove con setter inglesi e da quell’abitudine pratica di chi colleziona monete del Risorgimento: prima di comprare, osservo, confronto, ascolto. La domanda che mi arriva più spesso è semplice: quale razza scelgono oggi i cacciatori italiani? Ho raccolto le risposte sul campo.

Il verdetto degli allevatori: il podio di chi vende e addestra

Ho parlato con allevatori e addestratori in Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana, Abruzzo, Puglia e Sicilia. Non è un sondaggio scientifico, ma il quadro che emerge è ricorrente: per richieste e cucciolate consegnate, il Setter inglese resta in testa, seguito dall’Epagneul Breton e dal Segugio Italiano. Il Kurzhaar (Bracco Tedesco) tiene la posizione, il Bracco Italiano cresce ma resta una scelta di nicchia consapevole.

Gli interlocutori citano tre fattori: disponibilità di linee da lavoro selezionate, facilità di lettura per il cacciatore medio e adattabilità ai terreni più battuti. Anche i numeri di iscrizioni a ENCI negli ultimi anni confermano una quota costante e alta delle razze da ferma, con il Setter stabilmente tra le prime preferenze del comparto venatorio.

Perché il Setter inglese resta in testa

Il motivo è pratico: cerca ampia ma gestibile, naso fine su beccacce e fagiani, indole collaborativa. In pianura si distende, in collina si adatta, nel bosco lavora se ben impostato. La taglia è intermedia, la disponibilità di giovani in addestramento è ampia, e trovare un educatore competente è relativamente facile.

Attenzione però alle linee: non tutti i setter sono uguali. Chiedete esplicitamente linee da lavoro con genitori provati su selvaggina naturale. Non fatevi incantare dall’estetica da expo se poi vi serve un cane che macina ettari e tiene il vento in faccia per ore. Sul campo, un collare beeper o un GPS aiuta, ma non sostituisce un addestramento chiaro su richiamo e consenso.

Le alternative in ascesa e le mappe regionali

L’Epagneul Breton cresce perché nel bosco fitto è una macchina: cerca stretta, collegamento costante, ottima gestione sulle beccacce. In molte zone del Centro-Sud, dove la beccaccia è regina e i roveti non perdonano, è spesso la prima scelta. Il Segugio Italiano domina la caccia alla lepre e, in team selezionati, si fa rispettare anche sul cinghiale. Il Kurzhaar convince chi vuole più struttura e temperamento deciso; il Bracco Italiano è per chi ama stile e testa a prova di pazienza, con terreni ampi e cacciatore metodico.

Alla domanda se esista una razza ideale per tutte le regioni, gli allevatori sono netti: dipende dai selvatici praticati e dal terreno. Montagna e bosco fitto spingono verso cani compatti e collegati; pianura e stoppie larghe favoriscono cerca generosa e grande fondo.

Come scegliere senza farsi prendere dalla moda

Lavoro così quando aiuto un lettore: trasformo gusti e racconti in requisiti concreti. In tre mosse si sbaglia poco.

  • Definisci il selvatico principale, il terreno e quante ore a settimana potrai dedicarci. Scrivilo: aiuta a restare lucidi.
  • Guarda almeno due uscite di cani adulti della razza che ti interessa, su selvatico reale. Le prove in campo addestramento dicono poco.
  • Visita l’allevamento: osserva madre e fratellastri, non solo fotografie. Chiedi pedigree e prove di lavoro registrate su ENCI.
  • Pretendi test sanitari della linea (anche semplici: oculopatie, displasie dove rilevanti) e un contratto chiaro su passaggio di proprietà e microchip.
  • Prova due giovani diversi, anche di razza differente, prima di versare la caparra. Sentirai istinto e compatibilità sul fischietto.
  • Pianifica fin da subito richiamo, consenso e abitudine al colpo. Tre sessioni brevi a settimana valgono più di una lunga alla domenica.

Ricorda che addestramento e prove in zone di ripopolamento e cattura o in aree idonee devono rispettare la Legge 157/1992. Informati presso l’ATC locale per periodi e spazi consentiti.

  • Errori tipici da evitare: scegliere solo per estetica; prendere un cucciolo troppo precoce senza vedere i genitori al lavoro; ignorare la salute della linea; sottovalutare vento e tipo di vegetazione; risparmiare su trasportino sicuro e beeper affidabile.

Un caso concreto: beccacce sull’Appennino

Mi è capitato di recente: un lettore di Pistoia, dubbi tra Setter e Breton per caccia alla beccaccia. Ho organizzato due uscite. Primo giorno con un giovane Setter di 18 mesi, linee da lavoro: cerca più ampia del previsto, un paio di ferme belle ma rimesse difficili nel castagneto. Secondo giorno con un Breton di 14 mesi: cerca più stretta, contatto visivo quasi costante, due ferme corte e una ribattuta pulita con consenso naturale.

Lui caccia tre ore al mattino, bosco fitto, pendenze dure. Gli ho detto di fare una scelta funzionale al suo ritmo e al terreno. Ha preso il Breton. Tre settimane dopo mi ha scritto: meno chilometri a vuoto, più controllo nel folto, meno tempo perso a richiamare. Da setterista convinto non mi offendo: la soluzione giusta è quella che ti fa cacciare meglio, non quella che ti fa sognare la domenica sera.

Costi, tempi e piccoli trucchi da campo

Prezzi medi visti in questi mesi: cuccioli selezionati da lavoro tra 900 e 1.500 euro, con picchi maggiori su linee affermate e documentazione sanitaria completa. Tempi di attesa variabili: da pronta consegna a sei mesi, a seconda di cucciolate e richieste. Un giovane avviato può salire oltre, ma ricordate che comprate tempo, non miracoli: senza continuità di uscite, si torna indietro.

Investite in collare beeper regolabile, fischietto che non vi spacchi le orecchie in quota, calzari protettivi per terreni abrasivi e un GPS leggero se cacciate in montagna. Portate sempre acqua e un energetico semplice (miele in bustina va bene) per i rientri lunghi.

Una nota da numismatico: al mercatino, quando valuto una 5 lire del 1861, controllo patina, provenienza e coerenza dei segni. Con i cani è uguale: pedigree, coerenza di carattere nella famiglia, dimostrazioni sul campo. La carta canta, ma è il terreno a dire la verità.

La risposta in una frase

Tirando le somme, la razza oggi più adottata dai cacciatori italiani, per richieste agli allevatori e diffusione reale, è il Setter inglese. Ma la scelta migliore è quella cucita su selvatico, terreno e tempo che puoi dedicare. Siediti con l’allevatore, guarda i cani lavorare, fai due prove e decidi solo dopo: così il prossimo autunno parleranno il vento, il cane e il tuo fischietto.

Giulio Mantovani
Giulio Mantovani

Giulio, originario di Vicenza, ha condotto per anni gare cinofile con setter inglesi, collezionando aneddoti sulle tradizioni venatorie. Parallelamente, raccoglie monete del Risorgimento scambiate nei mercatini tra appassionati di memorabilia venatoria e numismatica.